Regola del fuorigioco

La regola del fuorigioco è per eccellenza una delle più caratteristiche e discusse del calcio. E’ la regola undici del Regolamento del Giuoco del Calcio ed è presente solo in altri due sport di squadra: hockey su ghiaccio e rugby. Non c’è da meravigliarsi se i più accesi post-partita che abbiamo visto in televisione, piuttosto che nei bar più disparati il lunedì mattina, siano scaturiti proprio da episodi di fuorigioco controversi. Andiamo quindi a scoprire che cos’è il fuorigioco e a vedere perché non sempre è così facile decretare la punibilità dello stesso.

La regola 11

La regola numero undici del Giuoco del Calcio afferma che un calciatore si trova in posizione di fuorigioco se:
• una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi è nella metà avversaria del terreno di gioco (linea mediana esclusa)
• una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi è più vicina alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario.

Questo significa che per far sì che un calciatore si trovi in posizione geografica di fuorigioco debbvano sussistere due parametri. Per prima cosa il calciatore deve trovarsi nella metà campo avversaria nel momento in cui il pallone viene giocato da un suo compagno. Infatti non esiste il fuorigioco se al momento del passaggio il calciatore si trova ancora nella propria metà campo. Il secondo parametro necessario è che il calciatore sia più in avanti rispetto sia alla linea del pallone sia alla linea del penultimo difendente.
Quando parliamo di linea del pallone facciamo riferimento ad una linea immaginaria parallela alla linea mediana, tracciata virtualmente passando per il pallone. Quando parliamo di linea del penultimo difendente invece stiamo parlando sempre di una linea immaginaria parallela alla mediana, che però passi per il punto in cui si trova il penultimo difendente al momento del lancio.

In ogni caso mani e braccia di tutti i calciatori, compresi i portieri, non sono da considerarsi ai fini della determinazione della posizione di fuorigioco. Questo perché con queste parti del corpo non può essere segnata una rete.

La punibilità del fuorigioco

Essere in posizione di fuorigioco non costituisce di per sé un’infrazione punibile.

Esiste una distinzione tra fuorigioco punibili con un calcio di punizione indiretto (servono almeno due tocchi per poter segnare una rete) e fuorigioco non punibili.
Il calciatore infatti per essere in fuorigioco punibile deve o giocare il pallone o compiere un’azione che interferisca con un avversario. Ad esempio un calciatore in fuorigioco, pur senza toccare il pallone, impedisce ad un avversario di giocarlo regolarmente. Oppure ostacola un difendente cercando di contendergli il pallone. O si pone di intralcio al portiere che quindi è impossibilitato a compiere una parata. O ancora si trova davanti al portiere ostruendogli la linea di visione.

In tutti questi casi parliamo di una posizione di fuorigioco punibile, in quanto il calciatore trae un vantaggio dalla sua posizione di partenza irregolare. Parliamo invece di posizione geografica di fuorigioco quando il calciatore è in posizione irregolare, ma si disinteressa del pallone, non sfruttando a suo favore questa condizione.

Sempre più spesso ultimamente si sente parlare di impatto in ambito di fuorigioco. Talvolta questo termine può essere utilizzato con superficialità dai non addetti ai lavori. In realtà la parola impatto racchiude una serie di casistiche non indifferenti, che ogni domenica mettono in discussione molti assistenti arbitrali.

Il fuorigioco nel corso della storia

La regola del fuorigioco è una delle regole più modificate nella storia dello sport.

Nei primi anni successivi all’invenzione del calcio, avvenuta intorno al 1860 in Inghilterra, nessun calciatore della squadra offendente poteva essere oltre la linea del pallone. In seguito avvennero le prime modifiche (il principio fondamentale presente nella regola attuale fu concepito negli anni Venti). Un cambiamento importante ci fu nel 1990, quando si decise che con l’attaccante perfettamente in linea con il penultimo difendente il vantaggio fosse dato all’attaccante. Fino a quel momento la posizione dell’attaccante ”in linea” era stata sempre considerata irregolare.

Infine l’ultima svolta significativa è avvenuta nell’agosto del 2013 con una circolare dell’IFAB che ha stabilito gli attuali criteri di valutazione sul fuorigioco. Ora infatti è l’arbitro a valutare quando il calciatore in posizione geografica di fuorigioco impatta sull’avversario o sull’azione, diventando dunque punibile. Ha inoltre chiarito che il passaggio proveniente da un avversario che gioca volontariamente il pallone, sana un’eventuale posizione di offside.

Eleonora
Roba da Arbitri

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